Tutti quanti voglion fare Jazz

Uno degli aspetti più interessanti dello studio della Magia è che e’ una disciplina trasversale, abbraccia molti argomenti e molte modalità di pensiero, ed allena il cervello a ragionare in modo parallelo e su più livelli.

Per esempio, quando un prestigiatore deve organizzare e/o preparare uno spettacolo chiede sempre davanti a chi si esibirà ed in che condizioni, in un teatro? un salone? all’aperto? davanti a bambini o adulti? quante persone? donne, uomini? è un evento aziendale o la festa del paese? di giorno? di notte? …

Tutte queste variabili vengono poi elaborate dal performer e da chi organizza lo spettacolo per poter confezionare un intrattenimento adatto e funzionale al pubblico che assisterà all’esibizione.

Questo succede nella Magia, ma in altri campi? Per esempio nella musica?

Al mio paesello qualche giorno fa e’ stato organizzato un concerto Jazz, molto interessante, musicisti bravissimi e di fama, ma credo gli organizzatori non abbiano valutato bene la situazione.

L’ambiente era il cortile di un locale pubblico, concerto gratuito, alla sera, ingresso gratuito. Un bel pubblico variegato, non da jazz club fumoso (una volta!).

Ed i musicisti sono partiti con un bebop / hard bop che alle volte sembrava volesse sfociare nel free jazz. Io in po’ di musica me ne intendo abbastanza, non tantissimo di Jazz (vado pazzo per Art Pepper), ed ho fatto fatica a seguire. I bambini zero. La maggior parte della popolazione forse confuso.

Ripeto, il concerto molto bello, musica di qualità, ma la percezione e’ stata che i musicisti erano davvero molto bravi, ma alla fine che “il Jazz è noioso”. Forse chi ha pensato al concerto non ha valutato bene la situazione ed il contesto.

Se un concerto di musica Jazz viene fatto per un pubblico “profano”, allora devono essere scelti pezzi più orecchiabili e preferire l’armonia al virtuosismo.

Nella Magia la situazione è identica. Se si ha davanti un “collega” puo’ andare bene eseguire quella destrezza complicatissima o quella procedura sfiancante e ripetitiva. Un prestigiatore potrebbe apprezzare. Se ci si trova in pizzeria, a fare “table hopping” forse un “ding-dong” ci puo’ stare.

Fonte http://www.andreapancotti.com/wordpress/tutti-quanti-voglion-fare-jazz/

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