Silvan, intervista al mago per eccellenza: «Ma quante ne ho fatte in vita mia»

Silvan intervistato dal sito di Tv Sorrisi e Canzoni http://www.sorrisi.com/2014/01/23/silvan-intervista/

Quella voce. Inconfondibile. Prima registrata nella segreteria di casa sua a Roma e poi «dal vivo», quando richiama per scusarsi per non essersi fatto trovare nell’orario stabilito per l’intervista: «Ma sa, dovevo portare a spasso il cane, un Border Collie, intelligentissimo, femmina». E mentre tesse le lodi del suo fedele amico, quella voce trascina, seduce l’anima e riporta indietro negli anni. Perché il mago Silvan fa parte della storia della televisione italiana: dalla sua prima apparizione nel 1956 (a «Primo applauso» con Enzo Tortora e Silvana Pampanini) fino ai giorni nostri. E perché il mago Silvan è senza tempo: «Non ha età, come la magia». Quella che affascina sia i bambini («Perché vogliono credere che è possibile avere i poteri») che gli adulti («Quando conservano nel loro cuore una parte del fanciullo che sono stati»). Per questo Silvan, al secolo Aldo Savoldello, veneziano doc, è amato, oggi come ieri.

Intanto in tv è tornato come protagonista di uno spot, girato di notte tra Milano e Torino (è la 14a volta che fa il testimonial), mentre venerdì 24 gennaio sarà ospite di «Le invasioni barbariche» su La7: «Ho accettato di farmi intervistare da Daria Bignardi perché è una donna intelligente e sensibile e amo molto il suo programma». In Rai gli chiedono da tre anni di tornare con uno show tutto suo: «Ma poi non se ne fa niente per problemi di budget». Eppure, quando c’è lui in video, gli ascolti s’impennano: «Il mio ultimo show “Serata magica”, nel 1998 da Sanremo, registrò 9 milioni di telespettatori». Ora il pieno («Con tanto di standing ovation») lo fa nei teatri con lo spettacolo «La grande magia»: «Faccio quattro o cinque serate al mese, poi mi chiamano per convention ed eventi».

Niente tv, allora? «L’ultima volta è stata due anni fa, per il Capodanno su Canale 5 con Barbara d’Urso. Ma ho rifiutato programmi come “I migliori anni” e “Attenti a quei due”. Una mia scelta: non accetto di andare in una trasmissione solo per farmi vedere se non aggiunge niente al mio percorso». Perché, e lo ripete più volte: «Io non faccio il mago, io sono un mago. Oggi c’è chi, grazie alla tv, realizza dei trucchi che a teatro sono impossibili da replicare perché basati su stacchi televisivi. Chiunque li può fare, anche lei! Al contrario, questo è un lavoro che non si improvvisa. La mia professione è fatta di cultura e approfondimento: ogni giorno studio qualche nuovo gioco».

Aldo e Silvan, Silvan e Aldo: «Sono la stessa persona». Anche se Aldo, per desiderio paterno, sarebbe dovuto diventare avvocato: «Mio padre, un uomo bellissimo (vinse un concorso come sosia di Rodolfo Valentino), era contrario. La folgorazione a 7 anni, quando a Crespano del Grappa, dove andavo in vacanza con i miei, incontrai un prestigiatore. Così cominciai a cercare libri sulla magia (oggi ne ho 4.500!) e a fare esperimenti, tant’è che a 9 anni mio padre mi portò da un amico psichiatra, che lo rassicurò. Poi papà divenne il mio più grande fan». Fa una pausa. Si commuove. Ricomincia a raccontare con un’inflessione veneta che prima non aveva. E si perde parlando della moglie che non può vederlo in scena perché le vengono le palpitazioni: «Come accadeva a mia madre». Dei figli, Stefano e Sara. Dei due nipotini bellissimi che lo chiamano «Nonno Magico» e ai quali sta insegnando i primi trucchi del mestiere (lo confida sussurrando).

E ancora racconta di «Topolino», dove ha tenuto una rubrica tra il 1984 e il 1986, grazie alla quale ha ricevuto 25 mila lettere, delle 13 scatole gioco di magia, dei milioni di quaderni con il suo viso, dei 12 libri che ha scritto, delle 42 copertine che gli hanno dedicato (Sorrisi compreso). Di Silvana Pampanini, che proprio nel ’56 scelse il suo nome d’arte quando vinse un concorso tv: «E che oggi è una grande amica». Del suo modo di vestire sempre elegante («Non ho mai messo un paio di jeans»), anche quando porta a spasso il cane. Della tv, accesa solo a pranzo per vedere i tg e poco altro. Con quella voce parla, racconta e ci rassicura: «Non smetterò mai. E poi sa, i maghi sono longevi». Ci lasciamo così, con un ultimo consiglio per essere felici: «Avere la magia dentro di noi». 

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