Preverino: “Vi svelo in palcoscenico i trucchi dei bari”

Due interessanti articoli su Gianfranco Preverino hanno introdotto lo spettacolo dal titolo «Il baro in scena» andato, appunto, in scena presso il Circolo Amici della Magia di Torino la sera di sabato 20 gennaio 2018.

Da La Stampa edizione di Torino http://www.lastampa.it/2018/01/20/cronaca/il-prestigiatore-che-svela-i-segreti-dei-bari-2PAGgV5mVgUPlCJgtYFGcL/pagina.html

«Succedeva tanto tempo fa: non avevo neanche vent’anni e, comunque, si giocavano somme modestissime e non ho certo rovinato nessuno. Lo facevo per il gusto di una spacconata, ma anche per esercitare questa passione che, con il tempo, ho affinato anche sul versante teorico, studiando molto». Un passione singolare, quella per le «varianti di destrezza» nel gioco d’azzardo. Ma, tant’è, il simpatico Gianfranco Preverino l’ha abbinata all’amore per l’illusionismo e ne ha fatto un mestiere: non il baro, ovviamente, ma il prestigiatore.

Così, da Preverino non ci si deve aspettare solo una serie di trucchi e giochetti che facilitano la vita dei giocatori incalliti, ma anche una raffica di aneddoti e approfondimenti sulla figura del baro che è, forse, nella famiglia dei truffatori, la più ben vista dalla collettività e persino la più seduttiva. Spaziando dal Medio Evo sino a oggi, l’illusionista, originario di Rivarolo Canavese, passa da «I bari» di Caravaggio, alle «Carte parlanti» in cui Pietro Aretino, nel lontano 1543, spiegava l’arte di questo ludico raggiro, sino a Wild Bill Hickok, pistolero e giocatore d’azzardo nel selvaggio west, in onore del quale le due coppie di assi e otto neri – che Hickok stringeva in pugno quando fu ammazzato – si chiamarono «la mano del morto». Di Casanova si parla, invece, in merito a un maneggio fatto per lasciar vincere al gioco una signora che poi lo ricompensò.

Si scoprono anche le origini del Black Jack, testimoniate da Cervantes nel 1613. Mentre fioccano le storielle curiose, non mancano i richiami alla settima arte, con citazioni da film come «La stangata», in cui, a prestare le mani e il talento truffaldino a Paul Newman, fu il famoso prestigiatore John Scarne, nome d’arte dell’italianissimo Orlando Carmelo Scarnecchia. Fra i trucchi che l’illusionista mostrerà, il metodo per tagliare il mazzo senza scomporlo, quello per scegliere le carte utili mescolando o servendo o quello per memorizzare rapidamente una lunga sequenza di carte.

Su La Repubblica edizione di Torino http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/01/19/news/il_maestro_dei_bari-186848357/ un’intervista di cui riporto alcuni passaggi.

Tra giochi, esibizioni, rievocazioni di partite storiche, aneddoti e riferimenti a libri antichi e stampe d’epoca, Preverino, uno dei massimi esperti mondiali sulle tecniche dei bari nei giochi d’azzardo, condurrà il pubblico in un viaggio dal Medioevo fino ad oggi, passando per Venezia – considerata la Las Vegas del Rinascimento – il West, e l’America degli anni 30. «Da Puccini a Voltaire, da Pietro L’Aretino a Caravaggio, fino a Cervantes, la nostra cultura è ricca di riferimenti al gioco d’azzardo e alle tecniche per barare – racconta Preverino – eppure nessuno aveva mai pensato di mettere in scena quel mondo».

Come sarà strutturato lo spettacolo?
«Non si tratta né di una conferenza né di un tutorial su come barare, ma di uno spettacolo teatrale suddiviso in otto quadri. Ognuno con una parte aneddotica e una di spettacolo in cui mostro dal vivo alcuni trucchi, sul modello del “Mistero Buffo” di Dario Fo».

Ci racconta qualche aneddoto?
«Ce ne sono tantissimi. Sapevate che il primo spazio legale in cui giocare d’azzardo a Venezia fu tra le due colonne di piazza San Marco? Oppure che Casanova barava per far vincere le dame che si voleva ingraziare?».

In cosa si differenziano le tecniche dei bari da quelle dei prestigiatori?
«La differenza fondamentale è che il prestigiatore lo fa per lo spettacolo e vuole attirare l’attenzione. Il baro invece deve passare inosservato e tenere un basso profilo. Il buon baro, infatti, cerca di non vincere mai troppo per farsi notare. E spesso lavora in squadra: mentre uno fa il trucco, l’altro distrae la vittima, magari versando da bere o chiedendole da accendere. Le tecniche sono le stesse ma il modo di porsi è diametralmente opposto».

Come si fa allora per non farsi truffare?
«Ci sono solo due cose che uno può fare per evitare di essere imbrogliato da un baro. La prima, e la più sicura, è non giocare affatto. Ma se proprio si vuole giocare bisognerebbe almeno conoscere le tecniche che si utilizzano in modo da poterle riconoscere. Invece su questa materia spesso si cerca di tenere le persone all’oscuro».

Come mai?
«Perché si teme che la conoscenza dell’esistenza di questo fenomeno e delle sue tecniche possa allontanare i giocatori. Si preferisce negare il problema piuttosto che cercare di porvi rimedio. È come se le compagnie aeree non utilizzassero i metal detector per paura che spaventino i potenziali clienti».

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