Il pilastro della formazione teatrale

di Darus

Per proporre esibizioni migliori, molti artisti (prestigiatori e mentalisti) sono consapevoli e parlano, l’ho fatto anche io tempo fa, dell’esigenza di affiancare alla prepararazione puramente tecnico-illusionistica anche quella teatrale. Nel mio piccolo, ne presi coscienza grazie ad una recensione editoriale pubblicata su Qui Magia, la preziosissima rivista edita da Tony Binarelli (se non l’avete mai letta, cercatela è piena di gioielli) a firma di Stany M. Di Amato in un articolo degli inizi anni 90.
In essa, per acquisire i primi rudimenti attoriali ritenuti utili nel lavoro del mago, veniva caldamente consigliato un testo non di magia: “Il lavoro dell’attore sul personaggio” di Konstantin S. Stanislavskij da corredare con dei corsi teatrali ad hoc.

Quello di Stanislavskij, anche se importante, è uno degli approcci al lavoro dell’attore potendo affrontare l’argomento da un’infinità di angolazioni. Per fare l’attore non basta recitare a memoria un copione. Il teatro è complesso e può essere fisico, di parola, povero, classico e mille altre cose e chi sta su un palco deve curare, voce, gesti, posture, carica emotiva, attenzione ed interazione, rendendole parte integrante a cast, scenografia, drammaturgia, luci e musiche di scena.

Ma per un mentalista, un mago, un prestigiatore? Alla base di tutto c’è un ingrediente: la capacità di mantenere attenzione ed interesse degli spettatori.
Immaginate questa scena: palco vuoto, luci spente, platea in attesa che accada qualcosa. Le luci si accendono e al centro del palco arriva l’artista (magari voi che leggete), in piedi, di fronte a tutti. L’artista guarda gli spettatori, sa che dovra’ dire qualcosa, ha un copione. Ma appena arriva, non parla. Aspetta. Aspetta…..e aspetta ancora.

Quanto riuscirà ad attendere prima di perdere l’interesse di chi guarda, senza fare nulla? Quando diventerà noioso? Dipende dall’artista. Ci sono persone che riescono a stare sul palco senza quasi muoversi o parlare, calamitando occhi e pensieri di tutti per tempi lunghissimi ed altri che pur arrivando con una moto da cross accesa sul palco annoiano fin da quando gli spettatori sono ancora nel foyer del teatro. Dipende dalla presenza scenica.

Questa presenza (in primo luogo a se stessi) è importantissima per quel che facciamo. Essa va prima scovata in noi, cercando il propro io teatrale e poi coltivata allenando la propria capacità di ascolto e di improvvisazione, la voce e la consapevolezza del proprio corpo, qualunque esso sia.

Le espressioni facciali, il movimento degli occhi, quello della punta delle dita delle mani, la direzione verso cui puntano i piedi, l’altezza dello sguardo e del mento, la postura della spina dorsale, la respirazione e la tensione delle spalle. Tutti elementi di un meccanismo complesso, il nostro corpo, che meglio sapremo controllare più ci consentirà di esprimerci artisticamente in scena.

Le cose di cui parlare, associando il teatro alla magia, sono innumerevoli e questo può essere solo un accenno (c’è la regia, i movimenti da A a B e da B a C, l’oggettistica, lo stile, la cultura teatrale ecc) e non si possono affrontare tutti per iscritto, ecco l’importanza dei corsi di teatro, ma già sapere che tutti questi aspetti possono condizionare il nostro rendimento è il primo passo per migliorare se stessi.

Il mentalista Darus – www.darus.it

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*