Faccia a faccia con i Lucchettino

di Giulia Galliano Sacchetto

In occasione del secondo appuntamento della rassegna Sim Sala Blink, organizzata dal Circolo magico Blink di Dronero, ho avuto l’opportunità di scambiare due parole con coloro che sono stati definiti da Le Figaro “Gli Stanllio e Ollio italiani”: Luca Regina e Tino Fimiani meglio noti come i Lucchettino.

Luca e Tino, voi siete conosciuti come comici, ma che cos’è esattamente la comicità?

Luca: Domenico Lannutti diceva che la comicità è un errore di sistema perché il comico spesso ti fa vedere una realtà diversa, questo è uno shock per le persone perché si accorgono che la realtà non è unica come spesso pensano che sia.

Tino: E la reazione naturale a questo shock è la risata.

Qual è il segreto per far ridere la gente?

L: La cosa più importante è l’empatia. Per fare il comico bisogna riuscire a stabilire un rapporto con la gente, a immedesimarsi con il pubblico. Si deve cercare di unire gli spettatori, di farli sentire un gruppo. La gente ride quando e se si sente parte di un gruppo.

T: Poi esistono dei numeri, degli sketch, “scaldapubblico” che vanno fatti all’inizio per creare l’atmosfera ed il rapporto giusti. Bisogna sempre agire, muoversi, fare piuttosto che parlare. E questo vale anche per la magia: se un mago aspetta sempre il gioco che gli cambierà la vita, invece di concentrarsi su ciò che già ha, meglio che faccia altro.

Come si crea l’empatia?

T: Essenzialmente la crei mostrando al pubblico la tua fragilità, non ponendoti su un piano superiore.

Esiste un pubblico più difficile di un altro?

L: Più difficile no, esistono pubblici più o meno vigili, più o meno attenti. Ci sono pubblici che prendi da subito, altri che cominciano a scaldarsi quando stai finendo il repertorio e lì è brutto perché vorrebbero che andassi avanti ma tu non sai più che fare…

Esistono argomenti su cui non si può fare comicità?

T: No, se sei sufficientemente empatico con il pubblico riesci a fare passare tutto, anche gli argomenti tabù. Poi, chiaramente, ci sono certe situazioni in cui alcuni sketch non vengono capiti perché sono fuori contesto. In quei casi sta all’artista capirlo.

Qual è la cosa più bella dell’essere “clown”, nell’avere come scopo il far ridere?

T: Che non sai fare niente, sei consapevole di questo e godi lo stesso!

I vostri spettacoli sono un mix di diverse discipline tra cui c’è anche la magia…

T: Premetto che io nasco come prestigiatore prima di conoscere la comicità. La magia per noi è, potremmo dire, un mezzo per raggiungere il  nostro scopo cioè far ridere.  È una cartuccia che abbiamo a disposizione e sfruttiamo. Come la giocoleria.

L: In più la magia aiuta un sacco a creare situazioni di tensione e a scioglierle nel momento opportuno per far emozionare la gente. Esattamente quello che deve fare il comico per avere successo.

Magia, comicità, giocoleria… possiamo dire che il vostro genere di spettacolo è ibrido?

L: Sì, ed è un bene che sia così. La contaminazione è importante perché ti permette di non restare fossilizzato su un punto di vista e ti insegna ad essere flessibile e a proporre cose sempre diverse al pubblico. Credo che tutti gli artisti dovrebbero “ibridarsi”.

T: Vero, basta guardare, per esempio, i prestigiatori puri che spesso sono bravissimi tecnicamente ma mancano di un lato “umano” , sono freddi e distaccati con il pubblico. Fanno sempre e solo i maghi insomma, si pongono ad un livello superiore rispetto agli spettatori. La comicità insegna a rapportarsi meglio e a mostrarsi più umani.

Esiste una ricetta per strutturare uno spettacolo?

L: No, ma diciamo che tutto risulta più facile se hai una storia da cui partire perché fondamentalmente alla gente piace sentire storie perché c’è un coinvolgimento emotivo molto forte. Ed è molto importante anche sviluppare archetipi.

Perché?

L: Perché l’archetipo permette al pubblico di identificare il personaggio che ha davanti e capire cosa si deve aspettare. Ti rende immediatamente riconoscibile. Per esempio se vedi Brachetti ti viene in mente Peter Pan, se vedi Scimemi ti viene in mente un folle…

E se vedi i Lucchettino?

L: Eh… ti vengono in mente il gatto e la volpe?

T: E perché?

L: Ma sì perché tu sei un po’ più rotondetto di me, fai la parte dello stupido quindi potresti essere il gatto. Io faccio quello furbo quindi sono la volpe.

Quindi per prendere il pubblico bisogna raccontare storie e sviluppare archetipi?

L: Sì, non a caso oggi nel mondo di Internet ciò che ha più successo fa proprio queste due cose.

Avete lavorato sia da soli che in coppia: quando vi siete trovati meglio?

L: In coppia. Quando ci esibiamo da soli lo facciamo più che altro per motivi commerciali.

T: E spesso poi la gente ci dice che siamo meglio insieme!

Avete lavorato anche in tv: cosa cambia rispetto al teatro?

L: Essenzialmente che non puoi fare quello che vuoi. In teatro hai i tuoi tempi, in tv è tutto molto più frenetico.

T: Per esempio, in tv spesso non hai tempo per sviluppare i classici tre tempi di una gag, ma devi fare tutto e subito.

Il modo di fare comicità sta cambiando: quale sarà il futuro?

L: Diciamo che la gag sta perdendo un po’ di importanza. I grandi clown oggi sono in grado di far ridere anche solo con la loro attitudine e pensiamo che sarà sempre più così.

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